Verso una “Nato” dell’Est?
La crisi in Ucraina ha fatto emergere tutte le criticità di un’alleanza che conta ben trentadue paesi e nella quale ciascuno di essi percepisce le minacce come rilevanti solo in relazione alle proprie esigenze strategiche e di sicurezza. Questo non poteva che portare ad una frattura interna in termini di priorità e le divergenze che ci sono state tra i paesi dell’alleanza riguardo gli aiuti da fornire all’Ucraina impegnata nel conflitto parlano chiaro.
La recente politica americana di sganciamento – reale o ventilato – dai propri impegni nel continente europeo ha poi fatto sorgere negli alleati Nato, specialmente in quelli dell’Est una domanda: cosa farebbero gli Usa in caso di conflitto aperto con la Russia?
Da qui la decisione dei ministri della difesa della Nato di elaborare piani per una maggiore presenza di truppe e di difese missilistiche nell’Europa orientale senza contare sull’appoggio americano. Il vertice di Vilnius del 2023 ha rappresentato un punto di svolta per la Nato che ha adottato un approccio più massimalista per quanto riguarda la difesa dei suoi stati membri. Preso atto che l’evenienza di una guerra sul continente europeo ora è una reale possibilità sono stati adottati piani regionali di deterrenza per i baltici, le regioni nord e il sud-est.

